domenica 10 novembre 2013

Il crollo delle vendite della Musica: la colpa viene data alle persone sbagliate?

10 Novembre  2013
Per quasi quindici anni, i maggiori studi cinematografici e le case discografiche hanno sempre accusato i cosiddetti 'pirati' per le loro vendite in declino.

Quanto il file-sharing influenzi i ricavi al botteghino e le vendite di musica è una questione empirica, e ci sono molte ricerche che sono state pubblicate per sostenere le proprie opinioni su quanto stesse succedendo. Per esempio, un recentissimo studio realizzato con un metodo affidabile e sicuro mostra che, dopo la chiusura di Megaupload, "i ricavi al botteghino della maggioranza dei film non è aumentata. Mentre per i film mediamente popolari l'effetto della sua chiusura è stato addirittura negativo, solo i grandi film di successo possono aver beneficiato dall'assenza di Megaupload".
George Lucas and Steven Spielberg, 1984
In altre parole, mentre una minoranza di operatori oligopolistici può essere colpita dal file-sharing, la maggior parte degli attori su piccola scala non lo sono - e possono anche beneficiare degli effetti sulla reputazione dalla diffusione delle informazioni (questa è una buona notizia per i produttori indipendenti che fanno pellicole con bassi budget, e questo dovrebbe indurre le major a ripensare alla loro strategia blockbuster, in linea con la recente analisi di George Lucas e Steven Spielberg).

Un problema chiave del dibattito 'pirateria' è che la maggior parte delle persone (in entrambi i fronti) non si preoccupano di FATTI. Alcuni credono, per una questione di principio, che i film e la musica dovrebbero essere resi disponibili gratuitamente al pubblico. Bello, ma come fare esattamente? (non ditemi "con la vendita di annunci pubblicitari su un sito web in streaming", perché in questo caso sto semplicemente dando via i miei dati personali in cambio di musica, il che non si chiama musica 'libera'). L'altro fronte è popolato da un altro tipo di idealisti che continua a suonare le stesse vecchie canzoni:" il file-sharing è un furto, il file-sharing affama gli artisti a morte, il file-sharing uccide la creatività, rubare una canzone è come rubare una macchina, la pirateria è un male, i pirati devono andare in galera e pagare ingenti multe", e bla, bla, bla.

Quando si mostra loro i fatti, di solito li trovano irrilevanti. Per esempio, il regista David Newhoff, al quale abbiamo recentemente risposto a seguito dei suoi attacchi violenti e offensivi, ha trovato lo studio di cui sopra "senza senso" e " irrilevante" su Twitter, perché secondo lui, "nulla giustifica la pirateria".

Come molti altri, preferisce martellare la testa delle persone con giudizi morali, piuttosto che affrontare la realtà - che mi fa ricordare come le grandi industrie del Tabacco ignoravano il problema dei dati scientifici sul cancro per concentrarsi invece sul fatto che fumare fosse una forma "morale" di libertà individuale.

Ecco alcuni altri fatti. Il segmento di consumatori più grande per la musica e film è quello tra i 15 e i 25 anni. Mi ricordo di essere stato un adolescente alla fine del 1990, prima dell'era di Napster e degli smartphone. Di solito spendevo la maggior parte dei soldi che avevo in tasca che mi davano i miei genitori per comprare CD e biglietti per il cinema (forse qualcosa come 150 dollari al mese? Non ricordo esattamente). Al contrario, al giorno d'oggi, vedo alcuni adolescenti spendono 700 dollari ogni anno per l'ultimo smartphone. E pagando un sostanzioso canone mensile per navigare nel web in 4G o LTE. E per acquistare video giochi costosi per i loro PC, Xbox e telefoni cellulari.

Ma siamo più precisi. Tra il 1998 (l'età pre-pirateria) e il 2013, l'industria globale dei videogiochi è cresciuta del 70% in valore, e ora vale 70 miliardi dollari. Nello stesso periodo, l'industria della telefonia mobile è cresciuta del 400% (ora ha un valore di 170 miliardi dollari) , e così ha fatto l'industria degli abbonamenti alla telefonia mobile (ora ha un valore di 1.000 miliardi di dollari). Nel frattempo, l'industria dei film è cresciuta 'soltanto' del 34% (90 miliardi dollari nel 2013), mentre l'industria musicale si è ridotta di quasi il 50% (29 miliardi di dollari quest'anno).

Che cosa vuol dire? Abbiamo fatto due conti: nel 1998, i ragazzi hanno speso il 31% del loro reddito disponibile dedicandolo all'intrattenimento su musica e film. Nel 2013, solo il 9%. In parole povere, le nuove industrie del settore tecnologico hanno deviato con successo una grande quota di reddito dei giovani lontano dal mondo della musica. Lo hanno fatto innovando molto. E si noti che, nel caso del settore dei videogiochi, sono anche riusciti a farlo nonostante la pirateria.

Ora, prima che David Newhoff e soci riprendano la loro "Operazione Neghiamolo", facciamo ancora una volta suonare il loro disco (rotto) preferito: la pirateria ha ucciso la creatività, eserciti di ragazzi pirata hanno distrutto l'industria della musica e dei film, e la rapida crescita di cattivi Megauploads ha indubbiamente causato la morte di milioni di artisti (affamandoli). E arrrrrr, c'è solo una sola soluzione: ci vuole più DMCA! Buona fortuna.

The Pirate Org Collapsing music sales: Blaming the wrong guys?