giovedì 3 ottobre 2013

Pirati perché?

3 Ottobre 2013, Storno.
L'organizzazione dei Pirati per la sua eccezionale efficienza e democrazia ha risvegliato l'interesse degli studiosi in particolare del prof. Leeson della George Mason University.

Quando Bob Dylan cantava “per vivere al di fuori dalle leggi devi essere onesto” probabilmente non pensava ai capitani pirati del diciassettesimo secolo, eppure, questa frase sembra fatta per loro. I pirati erano certamente criminali crudeli e violenti, ma le navi pirata erano ben diverse dalle tirannie galleggianti che erano le navi militari e commerciali: sulle navi pirata il potere dei capitani era limitato ed i membri dell'equipaggio potevano dire la loro sugli affari della nave. Con questa struttura di potere così fuori da ogni tradizione del tempo i pirati furono l'organizzazione criminale più sofisticata e di successo della storia.
Le navi pirata furono governate da un qualcosa di simile a costituzioni che stabilivano diritti e doveri degli equipaggi, le regole per dirimere le dispute, gli incentivi ed i pagamenti assicurativi e così i pirati combattevano valorosamente in battaglia. Il Codice dei Pirati, menzionato nella serie “Caraibica” non era, in quel senso, un mito, anche se ogni nave aveva il suo proprio codice.
Non solo, ma i pirati limitavano il rischio che i loro leader ponessero i propri interessi al di sopra di quelli della nave, poiché molti pirati lo divennero dopo aver navigato su navi militari e mercantili, dove il capitano era essenzialmente un dittatore.
Per questo i pirati conoscevano i pericoli dell'autocrazia e li evitavano. Inoltre grazie al fatto che provenivano da ogni esperienza ed ogni razza coltivavano fra loro la tolleranza ed avevano una cultura arricchita dalle esperienze di tutti.

Come risultato le navi pirata svilupparono un modello che in molti modi anticipava quello delle democrazie occidentali che sarebbero venute più tardi. Come prima cosa, i pirati adottarono un sistema di potere diviso e limitato. I capitani avevano un'autorità totale durante la battaglia, quando dibattito e opinioni differenti erano evidentemente inefficienti e dannosi, ma fuori dalla battaglia era il quartiermastro, non il capitano ad essere responsabile delle razioni di cibo, della disciplina e della distribuzione del bottino. Su molte navi, la modalità di distribuzione del bottino era stabilita per iscritto ed era relativamente paritaria; i capitani pirata spesso ricevevano solo il doppio di quanto distribuito agli altri membri dell'equipaggio ed il quartiermastro una volta e mezza. Il controllo più forte su capitani e quartiermastri era dato dal fatto che non tenevano la loro posizione in virtù di un diritto naturale o di sangue o del successo nel combattimento; li eleggeva l'equipaggio che poteva deporlo in ogni momento. E quando sorgevano delle questioni riguardo le regole che governavano il comportamento a bordo l'interpretazione non veniva lasciata al capitano ma ad una giuria di membri dell'equipaggio. In un periodo in cui i neri erano schiavi, sulle navi pirata essi avevano gli stessi diritti degli altri.
Il sistema pirata era basato anche su un'altra intuizione: i leader che erano grandi in battaglia o in altre situazioni di crisi non erano necessariamente degli ottimi gestori e concentrare il potere in un'unica persona spesso porta a prendere cattive decisioni.
Infine i pirati agivano soli o si coalizzavano per le grandi imprese, privilegiando il risultato alle loro rivalità interne.