lunedì 14 ottobre 2013

Il copyright ucciderà le biblioteche

Procede a grandi passi l'inevitabile passaggio al digitale anche dei libri.
Dopo musica, film, fotografia, l'impennata della disponibilità di e-book, anche grazie alla diffusione dei tablet non rappresenta più una frontiera del futuro ma è il presente.
Per quei libri che cadono sotto il monopolio del copyright, editori e distributori hanno ben pensato di inserire la loro solita pillola avvelenata, proteggendo gli e-book tramite tecniche DRM, ovvero i lucchetti capaci di imporre restrizioni digitali nell'uso degli e-book.
Come già successo per musica e film, queste restrizioni non colpiranno i cosidetti Pirati, i vari e-book già si trovano in condivisione nelle varie reti peer to peer e senza questi fastidiosi lucchetti.
Le vittime saranno sicuramente i lettori che acquisteranno tali e-book dai canali ufficiali, che troveranno qualche fastidio che i DRM sono capaci di imporre sugli e-book limitati dai DRM.

Ma soprattutto le restrizioni digitali saranno capaci di infierire un colpo, questo si micidiale, alle già indebolite biblioteche.

"Immagina di entrare in una biblioteca e aver bisogno di tre o quattro diverse paia di occhiali per poter leggere i libri prodotti per quegli specifici apparati visivi. O comprare un libro e poi dovrerlo arbitrariamente distruggere diciamo dopo due settimane. Questa è l'attuale situazione con gli e-book" ci spiega Art Brodsky su Wired.
Infatti Amazon, Apple e Google hanno ognuno il proprio store di e-book e questi libri digitali protetti dai lucchetti non possono essere usati se non con le loro applicazioni.

Non hai comprato il libro, ne hai noleggiato la lettura

In realtà, se si leggessero bene le norme contrattuali, si scoprirebbe facilmente che da queste librerie, da questi negozi digitali, non si stanno "comprando" libri, ma si sta "affittando" la loro lettura.
Dopo averli letti, non si possono prestare o regalare questi e-book che si è pagati, perché non si possono "togliere" dalle applicazioni dalle quali si sono fatti gli acquisti, applicazioni che devono essere usate per leggerli, e nei casi particolari in cui ciò si può fare le condizioni sono altrettanto limitate. Ad esempio i libri nel formato proprietario di Amazon possono essere prestati, ma solo una volta e per la durata di 14 giorni, ad altri acquirenti che devono comunque usare il sistema di Amazon e che hanno sottoscritto un abbonamento a pagamento al programma Amazon Prime.

Le biblioteche prede predilette dei monopolisti

Le biblioteche sono già in piena fase di trasformazione per sopravvivere al cambiamento, in quanto proprio dalla rete e dall'immensa disponibilità di informazioni il loro ruolo come centro per la raccolta della cultura e della conoscenza è stato messo in discussione.
Trasformazione nel consentire l'accesso multimediale ai cittadini, non solo a quelli (speriamo sempre di meno) che non hanno disponibilità in casa di una connessione ad Internet, ma nell'essere ancora quei centri fisici della conoscenza e l'apprendimento.

Mentre quei cittadini, che come i Pirati reclamano il diritto alla libera circolazione dell'informazione e della cultura, potranno agevolmente liberarsi di questi fastidiosi lucchetti anche per i libri che hanno comprato da questi distributori, le vere prede saranno proprio le biblioteche che non potranno facilmente sfuggire alle trappole costituite da questi laccetti, a maglie ancora più strette proprio per loro.
Brodsky ci porta un esempio pratico.
"Il richiamo del cuculo", l'ultimo libro dell'autrice della fortunata serie di Harry Potter,  J. K. Rowling, se comprato in formato cartaceo costerebbe alla biblioteca $14.40 dal sdistributore Baker & Taylor, qualcosa in meno di quello che pagherebbero un cittadino americano comprandolo a $15.49 dalla catena Barnes & Noble o $15.19 da Amazon. Prendendolo in formato digitale, il costo scende a $6.50 sia su Amazon che su Barnes & Noble, ma ai cittadini. Una biblioteca deve invece pagarlo $78.
Cosa giustifica questo incremento di costo del 1200% ?

Fortunatamente i libri, e gli e-book, possono esistere e proliferare anche al di fuori del mondo del monopolio del copyright e anche meglio. Iniziative come il progetto Gutenberg, o tutto il movimento creative commons, stanno facendo emergere come con l'avvento di Internet il copyright, il monopolio delle case editrici e i distributori non sono un soggetto indispensabile nel portare le opere intellettuali dagli scrittori ai cittadini, anzi spesso sono proprio il problema.

http://techcrunch.com/2013/10/13/the-end-of-the-library/