giovedì 1 agosto 2013

Un pirata non è un imbecille

"Tu che scarichi programmi pirata sei un imbecille" scrive Marco Cicconetti sul suo blog.
Interessante provocazione.
La tesi è "Perché essere pirati quando si possono avere le stesse cose gratuitamente e legalmente?", in questo caso per quanto riguarda il software.
È infatti vero che ormai il software gratuito, open source, ha raggiunto dimensioni e qualità tali da essere spesso superiore rispetto ai corrispondenti a pagamento.
Però quello che non posso accettare è l'uso, o l'abuso, o la semplice generalizzazione, del termine "Pirata" soprattutto per come si è cercato di inculcarcelo in questi anni.
Mi sono chiesto cosa risponderei a qualcuno che d'improvviso mi fermasse per strada e mi chiedesse: "sei un pirata?".
Sarebbe come se qualcuno ti chiedesse: "sei cattivo?", d'istinto la tua risposta dovrebbe essere "no, certamente".
Bravo. Quindi sei bravo.
Michael Jackson nella canzone "I'm bad" (Io sono cattivo) cantava "possiamo cambiare il mondo domani, questo potrebbe essere un mondo migliore, se non ti piace quello che sto dicendo, allora perché non provi a darmi uno schiaffo? Perché io sono cattivo, molto molto cattivo".


Marco ci dice che la pirateria è una piaga informatica e sociale, che molti utenti si affidano a programmi pirata per ignoranza ed incoscienza, che è una truffa nei confronti di chi la fa, è scarsa lungimiranza.

In alcuni casi può essere vero che chi copia un programma lo fa per ignoranza.
L'utente "medio" va in un negozio di computer, e parla con il venditore di fiducia che difficilmente andrà a dirgli che esistono programmi gratuiti e anche migliori rispetto al sistema operativo e ai vari applicativi che trova belli inscatolati nel suo negozio. Purtroppo siamo troppo abituati ad aprire il portafoglio per ottenere qualcosa; chiedere al venditore di computer se esiste una alternativa gratuita è esattamente come andare da una prostituta per chiedere se si può fare sesso gratuitamente: "forse, ma non con me. E comunque quello che posso offrirti io è migliore, più professionale, frutto di grande esperienza, più adatto alle tue esigenze. Non devi andare in giro a cercare, con il rischio di perdere un sacco di tempo senza ottenere niente di quello che vorresti. Con me basta che apri il portafoglio, e verrai soddisfatto" sarà la sua risposta, del venditore di software ovviamente, non della prostituta, che si preoccuperà tra l'altro di fornirvi giusta dotazione per preservarvi dai virus, considerato che proprio quando certe cose vengono pagate non ci è dato sapere cosa c'è in ciò che stiamo pagando, chi ci messo che cosa, e in quali condizioni.
Giusto per chiarire: ognuno si guadagni da vivere come vuole, lungi da me il condannare chi fa certe scelte di vita, anche occasionali, chi decide di pagare perché potrebbe sentire di non avere alternative, l'importante è che sia il risultato di una scelta consapevole e non sia stato raggirato, manipolato o peggio costretto ... parlo ovviamente della prostituzione e non della mercificazione del software.
Bisogna educare la gente, molti già lo sanno, sul fatto che le cose migliori della vita sono gratuite. E tra queste c'è il software.

Comunque, ribaltando le affermazioni di Marco, io penso che "la pirateria è lungimiranza".
Questa lungimiranza paradossalmente la hanno avuta anche coloro che oggi si erigono a paladini dei propri monopoli: "Sebbene ogni anno vengano venduti 3 milioni di pc in Cina, la gente non ne paga il software. Ma un giorno lo faranno. Fintanto che continuano a rubarlo, noi vogliamo che loro rubino il nostro. Ne diventeranno in qualche modo dipendenti, e in qualche modo troveremo come farci pagare nella prossima decade" disse Bill Gates nel 1998 all'Università di Washington.

Ma possiamo escludere che ci siano dei casi nei quali bisogna essere Pirati, che non sia giustificata in nessuna maniera la pirateria del software?
Quella che oggi strumentalmente viene chiamata Pirateria, potrebbe anche nel caso del software essere non solo moralmente giustificabile, ma un atto dovuto.
Ad esempio se mi compro una stampante o un'altra periferica, e mi viene impedito di usarla sul mio pc perché il produttore presuppone o pretende che io debba dotarmi dei programmi o del sistema operativo che vuole lui.
O quando mi viene impedito di accedere a dati miei, perché il formato dentro il quale vengono incastrati è un formato proprietario e vengo costretto per accedere ad informazioni che sono di mia proprietà a dotarmi di un software che non voglio comprare.
A volte i programmi piratati funzionano meglio, con minori problemi, di quelli originali.
A volte, le misure messe in atto per la protezione dalla copia sono talmente invasive, che conviene anche a coloro che hanno pagato fior di quattrini fare i pirati dotandosi di una copia liberata da questi vincoli.

Per citare uno Steve Jobs dei lontani anni '80 "è più divertente essere pirati che arruolarsi in marina". Buon jailbreak a tutti.