giovedì 1 agosto 2013

l buco nella nostra memoria collettiva: Come il copyright ha fatto sparire i libri

Un libro pubblicato durante la presidenza di Chester A. Arthur (1881–85) ha maggiori possibilità di essere stampato oggi di uno pubblicato ai tempi di Reagan.

Rebecca J. Rosen. 30 luglio 2013
L'anno scorso ho scritto di alcune ricerche molto interessanti fatte da Paul J. Heald presso l'Università dell'Illinois, basate su un software che scorre le pagine di Amazon facendo una selezione casuale di libri. Allora, i risultati erano ancora preliminari, ma erano comunque sorprendenti: c'erano tanti libri disponibili del decennio del 1910 quanti ce n'erano del decennio del 2000. Il numero di libri del decennio 1850 erano il doppio di quelli disponibili del decennio 1950. Perché? La protezione del copyright (che copre titoli pubblicati nel 1923 e di seguito) aveva schiacciato il mercato dei libri a partire dalla metà del 20° secolo, tenenendo lontani quei titoli dagli scaffali e dalle mani del pubblico dei lettori.

Heald ha ormai completato la sua ricerca e lo scenario, anche se più dettagliato, è in gran parte lo stesso: "Il Copyright è strettamente collegato con la scomparsa delle opere, piuttosto che con la loro disponibilità", scrive Heald. "Subito dopo che le opere vengono create e rese proprietarie, tendono a scomparire dalla scena pubblica per riapparire con un significativo incremento di numero solo dopo che diventano di pubblico dominio e perdono i loro proprietari".

Il grafico sopra mostra la semplice interpretazione dei dati. Esso rivela, sorprendentemente, che ci sono sostanzialmente più nuove edizioni disponibili dei libri del decennio 1910 che di quello del 2000. Le edizioni di libri che si trovano vincolati dal copyright sono disponibili in circa la stessa quantità di quelli della prima metà del 19° secolo. Gli editori semplicemente non stanno pubblicando i titoli protetti da copyright a meno che non siano molto recenti.

Ma questo non è un ritratto completamente veritiero di quanti diversi libri sono disponibili, perché per i libri che sono di dominio pubblico, spesso esistono molte edizioni diverse, e il campione casuale è probabile sovrastimato. "Dopo tutto", spiega Heald, "se si inserisce un numero ISBN casuale su Amazon, è più probabile che si trovi il Paradiso Perduto di Milton (con 401 edizioni e 401 codici ISBN) piuttosto che A Wife out of Egypt di Lorimer (1 edizione e 1 ISBN)". Ha scoperto che, in media, i titoli di dominio pubblico avevano una mediana di quattro edizioni per titolo. (La media era di 16, ma molto distorta dalla presenza di un piccolo numero di libri con centinaia di edizioni. Per questa ragione, gli statistici che Heald ha consultato hanno raccomandato di usare la mediana).
Heald ha diviso il numero di edizioni di pubblico dominio per quattro, fornendo un grafico che confronta il numero di titoli disponibili.


Heald dice che il quadro è ancora "abbastanza drammatico". L'ultimo decennio va meglio al confronto, ma la depressione del 20° secolo è ancora notevole, seguito da un piccolo boom nei decenni più recenti quando le opere rientrano nel pubblico dominio. Presumibilmente, come scrive Heald, in un mercato senza le distorsioni del copyright, questi grafici avrebbero mostrato "una curva inclinata verso il basso dal decennio 2000-2010 fino al decennio 1800-1810 sulla base del presupposto che le opere in generale diventano meno popolari quando invecchiano (e quindi sono meno desiderabili dal mercato)". Ma non è affatto ciò che vediamo. "Invece", prosegue, "la curva declina bruscamente e in modo rapido, e poi rimbalza in modo significativo per i libri attualmente di dominio pubblico pubblicati inizialmente prima del 1923". La conclusione di Heald? Il copyright "fa sparire i libri"; la sua scadenza li riporta in vita.

I libri che sono i più colpiti da ciò sono quelli dei decenni più recenti, come gli anni '80 e '90, per i quali vi è probabilmente il più grande divario tra ciò che avrebbe soddisfatto una nozione astratta dell'interesse della gente e ciò che è effettivamente disponibile. Come scrive Heald:
Questa non è una curva leggermente inclinata verso il basso! Gli editori non sembrano disposti a vendere i loro libri su Amazon per più di un paio di anni dopo la loro pubblicazione iniziale. I dati suggeriscono che i modelli di business dell'editoria fanno sparire i libri poco dopo la loro pubblicazione e molto prima della data nella quale diventeranno di pubblico dominio. La legge sul copyright quindi scoraggia la loro ricomparsa finché sono di proprietà. Sul lato sinistro del grafico prima del 1920, il calo presenta una curva più dolcemente sensibile al tempo inclinata negativamente.
Ma anche questo grafico potrebbe sottovalutare gli effetti del copyright, visto che il confronto presuppone che la stessa quantità di libri sia stata pubblicata ogni decennio. Questo naturalmente non è il caso: l'aumento dell'alfabetizzazione unito alle capacità tecnologiche fanno sì che vengano pubblicati molti più titoli ogni anno nel 21° secolo, che nel 19°. Il numero esatto per anno negli ultimi 200 anni è sconosciuto, ma Heald ei suoi assistenti sono stati in grado di arrivare a una buona approssimazione basandosi sul numero di titoli disponibili per ogni anno in WorldCat, catalogo bibliotecario che contiene le liste complete di 72.000 biblioteche di tutto il mondo. Ha poi normalizzato suo grafico al decennio degli anni 1990, che ha visto il maggior numero di titoli pubblicati.

Secondo questo calcolo, l'effetto del diritto d'autore appare estremo. Heald dice che la ricerca WorldCat ha mostrato, per esempio, che ci sono stati otto volte il numero di libri pubblicati nel 1980 che nel 1880, ma ci sono grosso modo tutti i titoli disponibili su Amazon per due decenni. Un libro pubblicato durante la presidenza di Chester A. Arthur ha una maggiore possibilità di essere pubblicato oggi di quello pubblicato durante il periodo di Reagan.

I sostenitori del copyright hanno a lungo (e con successo) sostenuto che mantenere i libri protetti da copyright assicura che i proprietari possano realizzare un profitto dalla loro proprietà intellettuale, e che tale incentivo al profitto "garantisce la disponibilità [dei libri] e una distribuzione adeguata".
La prova, a quanto pare, dice il contrario.

L'articolo originale inglese:
The Hole in Our Collective Memory: How Copyright Made Mid-Century Books Vanish