lunedì 29 luglio 2013

Gli americani promettono ai russi che non tortureranno o uccideranno Snowden

Questa settimana il procuratore generale americano, Eric H. Holder Jr., ha inviato una lettera al ministro della giustizia russo promettendo che gli Stati Uniti non tortureranno e non uccideranno Edward J. Snowden.
Bene.
Per fortuna che ci sono i russi a costringere il governo americano a garantire i diritti umani e la vita degli stessi cittadini americani, verrebbe da pensare.
Ma quanto ci si può fidare di queste promesse?
"La tortura è illegale negli Stati Uniti" precisa la lettera di Holder. Però si potrebbe facilmente obiettare che Guantanamo, non a caso, è una prigione americana "fuori" dagli Stati Uniti.
Purtroppo c'è di peggio, poiché non è lontanissimo il caso di Bradley Manning, altro cittadino americano, che sarebbe stato torturato durante la sua prigionia, e non al di fuori degli Stati Uniti ma a Quantico in Virginia.
Il procuratore americano probabilmente si sente di poter fare questa dichiarazione, forzando la definizione di "tortura", e quindi tutto ciò che è stato fatto dall'era Bush in poi nelle varie guerre non viene considerato tortura.
C'è inoltre un'altra finezza, nella lettera di Holder, che noi in Italia possiamo aver difficoltà ad apprezzare: l'uso del termine "unlawful" e non "illegal", potremo infatti tradurre meglio il primo come illecito, illeggittimo, e quindi non proprio "illegale". Dal punto di vista puramente giuridico, "unlawful" non è sufficiente per poter essere incriminato, contrariamente ad "illegal".
E comunque, che il governo americano sia disposto a tutto pur di prendere Snowden, lo ha dimostrato costringendo il presidente Evo Morales ad un atterraggio forzato per perquisire il suo aereo, in barba ad accordi internazionali e ad ogni minimo senso diplomatico.