mercoledì 17 luglio 2013

Come essere una superpotenza Canaglia. Un manuale per il XXI secolo

16 luglio 2013, di Tom Engelhardt

È difficile anche capire come considerarlo. Voglio dire, cosa sta realmente accadendo? Un dipendente di un impresa privata che lavora per la National Security Agency tira fuori un numero imprecisato di file sullo sviluppo dello stato di sicurezza globale dell'America su una pen drive e quattro pc portatili, e salta sull'aereo più vicino verso Hong Kong. Il suo obiettivo: esporre una vasta struttura di sorveglianza costruita nell'ombra negli anni post 11 Settembre e significativamente rivolta agli americani. Rilascia alcuni dei documenti a un giornalista del britannico Guardian e al Washington Post. La risposta è senza precedenti: una "caccia all'uomo internazionale" (o, più educatamente, ma con minore precisione, "una pressione diplomatica a tutto campo") non condotta dall'Interpol o dalle Nazioni Unite, ma dall'unica superpotenza del pianeta, lo stesso governo le cui pratiche l'informatore era così intento a esporre.

E questo è solo per iniziare. Proviamo ad aggiungere un altro fattore. L'informatore, un giovane con grande competenze tecniche, lascia che il mondo conosca dei file dell'NSA in suo possesso  tra quelli che lui ha preso e scelto. Sta rilasciando solo quelli dei quali pensa che il pubblico americana abbia bisogno per poter avviare un dibattito su larga scala sul mondo segreto senza precedenti di sorveglianza che i dollari dei loro contribuenti hanno creato. In altre parole, questo non è un "rilascio di un documento". Vuole innescare il cambiamento senza fare danni.

Ma ecco il punto: non poteva non essere consapevole dei precedenti casi di informatori, della reazione punitiva del suo governo contro di loro, e il destino che potrebbe essere il suo. Come risultato, ora sappiamo, ha criptato l'intero insieme di file in suo possesso e li ha lasciati in uno o più luoghi sicuri perchè sconosciuti individui - ovvero, che non sappiamo chi siano - possano accedervi, nel caso dovesse essere preso dagli Stati Uniti.

In altre parole, sin dal momento in cui i primi documenti sono stati fatti trapelare da Edward Snowden, era ovvio che avesse il controllo di quanto  sarebbe stato rivelato del mondo segreto della NSA. Sarebbe difficile poi non concludere che catturarlo, imprigionarlo, confrontarlo, e buttare via la chiave sia destinato ad aumentare, non diminuire, il flusso di tali documenti. Sapendolo, l'amministrazione Obama e i rappresentanti del nostro mondo segreto sono andati a cercarlo lo stesso - con una caccia all'uomo su scala globale e in un modo che non può avere precedenti. Non  li ha fermati nessuna preoccupazione di futuri imbarazzi, né, a quanto pare, hanno esitato a causa di possibili risentimenti generati dalla mano pesante che loro hanno usato per far pressione su numerosi governi stranieri.

Il risultato è stato uno spettacolo globale, nonché un dibattito in tutto il mondo circa le pratiche di spionaggio degli Stati Uniti (e i loro alleati). In queste settimane, Washington si è dimostrata determinata, vendicativa, implacabile. Hanno fatto braccio di ferro, minacciato, e sgomitato potenze grandi e piccole. Essenzialmente hanno giurato che il leaker, l'informatore Edward Snowden, ex dipendente della Booz Allen, non sarà mai sicuro su questo pianeta per tutta la sua vita. E ancora, per citare l'ovvio, la più grande potenza sulla Terra, per ora, non è riuscita a prendere il suo uomo e sta perdendo la battaglia dell'opinione pubblica mondiale.

Un Mondo senza asilo

In tutto questo si è evidenziato un fatto curioso del nostro mondo del ventunesimo secolo. Negli anni della guerra fredda, l'asilo è sempre stato potenzialmente disponibile. Se ti sei opposto una delle due superpotenze o ai suoi alleati, l'altra era di solito pronta ad aprirvi le sue braccia, come gli Stati Uniti notoriamente hanno fatto in gran numero per quelli che una volta si chiamavano "dissidenti sovietici". I sovietici fecero lo stesso per gli americani, gli inglesi, e altri, spesso comunisti segreti, a volte vere spie, che si opponevano alla potenza capitalista dominante e al suo ordine globale.

Oggi, se sei un "dissidente" del ventunesimo secolo e hai bisogno di asilo/protezione dall'unica superpotenza rimasta, non vi è essenzialmente nessuno a cui rivolgersi. Anche dopo che tre paesi latino-americani, infuriati per le azioni di Washington, hanno offerto protezione per Snowden, questi dovrebbero essere trattati come una nuova categoria di asilo limitato. Dopo tutto, la più grande potenza del pianeta ha, dall'11 Settembre,chiaramente dimostrato di essere disposti a fare quasi tutto nella ricerca della sua definizione di "sicurezza" o della sicurezza del suo sistema di sicurezza. Torture, abusi, la creazione di prigioni segrete o "siti oscuri", il rapimento di sospetti terroristi (tra cui persone perfettamente innocenti) in giro per le strade di città in tutto il mondo e nell'entroterra del pianeta, così come "consegnarli" a camere di tortura di regimi complici alleati, e la sorveglianza segreta di chiunque e ovunque sarebbe solo l'inizio di una lista molto più lunga.

Nulla della "caccia all'uomo internazionale" di Snowden indica che l'amministrazione Obama non sarebbe disposta a inviare la CIA o tipi di operazioni speciali per "instradarlo" dal Venezuela, Bolivia o Nicaragua, non importa con quale costo per le relazioni nell'emisfero. Snowden stesso ha presentato questa possibilità nella sua prima intervista con il giornalista del Guardian Glenn Greenwald. "Potrei", ha detto senza mezzi termini, "essere instradato dalla CIA". Questo presuppone che potrebbe anche farlo in un paese di esilio o da qualche parte delle viscere del terminal internazionale di Sheremetyevo di Mosca, senza essere intercettati da Washington.

E' vero che permangono alcuni modesti limiti sulle azioni anche per una superpotenza canaglia. È difficile immaginare Washington lanciare i suoi rapitori in Russia o in Cina per prendere Snowden, che è forse il motivo per cui ha messo una tale pressione su entrambi i paesi per farselo consegnare o per sbatterlo fuori. Con i più piccoli, i paesi più deboli, o comunque gli alleati non nucleari o nemici o amici-nemici, non è da escludere la seconda possibilità.

Se c'è qualcosa che Edward Snowden sta rivelando, è questa: nel 2013, il Pianeta Terra non è abbastanza grande per proteggere la versione americana dei "dissidenti". Invece, sembra sempre più simile a una gigantesca prigione con un singolo implacabile poliziotto, giudice, giuria, e carceriere.

Teoria della Deterrenza per la seconda volta

Negli anni della guerra fredda, le due superpotenze nucleari armate praticavano quella che fu chiamata "teoria deterrenza", o più propriamente MAD, acronimo di "mutually assured destruction" (distruzione reciproca assicurata, ma MAD in inglese significa anche folle, pazzo). Pensate a quanto sarebbe stato meno truce se fosse stato chiamato "asilo reciproco assicurato". La consapevolezza che nessun primo lancio nucleare da parte di una superpotenza avrebbe potuto prevenire l'altro da rilanciare con una forza travolgente, distruggendosi entrambi (e forse anche il pianeta) sembrava, a malapena, tenere a bada la loro inimicizia e le armi. Li costrinse a combattere le loro guerre, spesso per delega, sulle frontiere globali dell'impero.

Ora, con una sola superpotenza rimasta, è entrata in gioco un altro tipo di teoria della deterrenza. Per la nostra epoca è cruciale la realizzazione in corso del primo stato di sorveglianza globale. Negli anni di Obama, l'unica superpotenza ha messo particolare impegno con la sua burocrazia labirintica nel dissuadere chiunque mostri il desiderio di farci sapere che cosa il "nostro" governo sta facendo in nostro nome.

Gli sforzi dell'amministrazione Obama per fermare gli informatori stanno diventano leggendari. Ha lanciato un programma senza precedenti per addestrare appositamente milioni di dipendenti e collaboratori a profilare i colleghi per rilevare "indicatori di minacce interne nei comportamenti". Sono stati incoraggiati a informare su eventuali "soggetti ad alto rischio" che sospettano potrebbero progettare di rilasciare informazioni al pubblico. I funzionari dell'amministrazione hanno messo molta energia punitiva nel rendere di esempio gli informatori che hanno cercato di rivelare qualunque cosa sul funzionamento interno del complesso della sicurezza nazionale.

In questo modo, l'amministrazione Obama ha più che raddoppiato il totale delle azioni penali verso gli informatore di tutte le amministrazioni precedenti messe assieme sotto la draconiana legge sullo spionaggio da epoca della prima guerra mondiale. Si è anche accanito contro il soldato Bradley Manning per aver rilasciato file segreti del Dipartimento di Stato militare a WikiLeaks, non solo tentando di farlo fuori per tutta la vita per aver "aiutato il nemico", ma sottoponendolo ad un trattamento particolarmente vendicativo e violento, durante la detenzione nella prigione militare. Inoltre, ha minacciato i giornalisti che hanno scritto o pubblicato materiale fuoriuscito e si è messo a seguire le registrazioni telefoniche e le e-mail delle principali organizzazioni dei media.

Tutto questo si aggiunge ad una nuova versione di pensiero della deterrenza nel quale un potenziale informatore deve sapere che sperimenterà una vita di sofferenza in caso di rilascio di qualunque cosa; in cui coloro, anche nelle più alte vette del governo, che considerano di parlare con i giornalisti su temi riservati devono sapere che le loro chiamate potrebbero essere monitorate e le loro soffiate criminalizzate, e nel quale i media dovrebbero sapere che scrivere su certi argomenti non è una attività salubre.

Questa sorta di deterrenza sembrava già di natura sempre più estrema, la risposta alle rivelazioni di Snowden ha portato ad un nuovo livello. Anche se il governo degli Stati Uniti ha perseguito il fondatore di WikiLeaks Julian Assange all'estero (mentre viene riferito che si stia preparando a incriminarlo in casa), gli altri casi di informatori potrebbero tutti essere considerati di sicurezza nazionale. La caccia all'uomo contro Snowden è qualcosa di nuovo. Attraverso di essa, Washington sta ora espandendo in maniera punitiva la teoria della deterrenza del XXI secolo per il mondo.

Il messaggio è questo: da nessuna parte si sarà al sicuro da noi in caso di violazione dei segreti degli Stati Uniti. Snowden sarà sicuramente un caso di studio di quanto il nuovo stato della sicurezza globale sia disposto a spingersi. E la risposta c'è già: molto lontano. Noi semplicemente non sappiamo ancora esattamente quanto.

Come atterrare un aereo per (non) catturare un Informatore

Da questo punto di vista, nessun incidente è stato più rivelatore dell'atterraggio dell'aereo del presidente boliviano Evo Morales, il capo democraticamente eletto di una nazione sovrana latino-americana, e non un nemico ufficiale degli Stati Uniti. Le autorità boliviane arrabbiate hanno definito un "rapimento" o un "dirottamento imperialista". È stato, per lo meno, un atto per il quale è difficile immaginare un precedente.

Evidentemente i funzionari di Washington hanno creduto che l'aereo che portava il presidente boliviano di ritorno da Mosca stesse trasportando anche Snowden. Come risultato, gli Stati Uniti sembra abbiano messo abbastanza pressione sui quattro paesi europei (Francia, Spagna, Portogallo e Italia) per costringere l'aereo ad atterrare per il rifornimento di carburante in un quinto paese (Austria). Qui - ancora una volta, la pressione degli Stati Uniti sembra sia stata il fattore decisivo - si è cercato in circostanze controverse e Snowden non è stato trovato.

Non si sa molto su quello che è successo, in parte perché non c'è stata alcuna seria relazione da Washington sul tema. I media americani hanno per lo più ignorato il ruolo americano nell'atterraggio dell'aereo, un incidente regolarmente descritto come se l'ovvio non fosse accaduto. Questo può, almeno in parte, essere il risultato di un implacabile inseguimento dell'amministrazione Obama di informatori e leakers proprio nei tabulati telefonici dei giornalisti. Il governo ha reso così chiara la sua volontà di perseguire gli informatori tramite i giornalisti che, come il presidente dell'Associated Press Gary Pruitt ha rilevato di recente, le fonti di sicurezza nazionale si stanno prosciugando. Figure chiave a Washington hanno paura di parlare, anche "off the record" ovvero in via ufficiosa,  (ora che l' "off" nella parola record, o registrazione, si rivela essere potenzialmente molto "on"). E le nuove regole "strette" del Dipartimento di Giustizia per l'accesso dei giornalisti alle registrazioni sono chiaramente piene di scappatoie e senza dubbio poco più che di facciata.

Eppure, è ragionevole immaginare che, quando l'aereo di Morales è decollato da Mosca ci sono stati alti funzionari degli Stati Uniti che si sono riuniti in una stanza di emergenza (tipo per la vicenda Bin Laden), che il presidente ne faceva parte, e che il popolo dell'intelligence ha detto qualcosa del tipo: abbiamo una certezza dell'85% che Snowden sia su quell'aereo. Ovviamente, la decisione è stata presa per farlo atterrare ed è stata posta abbastanza pressione sui funzionari principali in quei cinque paesi per indurli a inchinarsi alla volontà di Washington.

Si può certamente immaginare, ma saperlo? Al momento, non è possibile e, a differenza del raid che ha ucciso Bin Laden, non è stata rilasciata una trionfante foto della stanza di emergenza, in quanto non vi era, naturalmente, nessun trionfo. Emergono molte domande. Perché, per citare solo uno, Washington non ha consentito all'aereo di Morales di atterrare per fare rifornimento in Portogallo, come originariamente previsto, e semplicemente non abbia costretto i portoghesi a cercarlo? Come per tante altre cose, non lo sappiamo.

Sappiamo solo che, per mettere in riga i cinque paesi in questo modo, la pressione di Washington (oi suoi rappresentanti locali) deve essere stata intensa. Detto in altro modo: i funzionari chiave di quei paesi devono essersi resi conto in fretta che si trovavano nel mezzo di una grossa esigenza della superpotenza del pianeta di prendere un fuggitivo. Era un desiderio così forte che escludeva qualsiasi altra considerazione tattica, e così ha aperto la strada perché il Venezuela, la Bolivia e il Nicaragua offrissero asilo a Snowden con il sostegno di gran parte del resto dell'America Latina.

Immaginate per un momento che l'aereo di un presidente Americano fosse stato fatto atterare in un modo simile. Immaginate che un consorzio di nazioni sotto pressione da parte, per esempio, della Cina o della Russia, facesse in modo che, con il presidente a bordo, venisse poi cercato un "dissidente" cinese o sovietico. Immaginate quale sarebbe la reazione. Immaginate lo shock. Immaginate le accuse di "illegalità", di "dirottamento", di "terrorismo internazionale". Immaginate i media che ne parlano 24 ore al giorno tutti i giorni della settimana. Immaginate la profusione di informazioni da Washington su ciò che sarebbe senza dubbio stato definito "un atto di guerra".

Naturalmente, un tale scenario è inconcepibile in questo pianeta a senso unico. Così, invece, basta pensare al silenzio qui per l'incidente di Morales, la mancanza di notizie, la mancanza di comunicazione, la mancanza di indignazione, l'assenza di shock, la mancanza di ... beh, semplicemente di qualunque cosa.

Invece, la versione del XXI secolo della teoria della deterrenza ha governato quella giornata, anche se Snowden è la prova che la deterrenza mediante caccia all'uomo, l'azione penale, il carcere, e simili si è dimostrata inefficace quando si tratta di soffiate. È bene precisare che quelle che potrebbero essere le due più grandi fughe di documenti ufficiali della storia - quella di Bradley Manning e quella di Snowden - sono accadute in un paese sempre più sotto l'influenza della teoria della deterrenza.

Si snoda verso Washington per essere nata

Eppure non credo che nessuno è stato colpito, nessuno intimidito. Si consideri, ad esempio, un pezzo superiore riportato recentemente da Eric Lichtblau del New York Times. La sua storia di copertina, "in segreto, il Tribunale amplia notevolmente i Poteri della NSA", un tempo avrebbe inviato onde d'urto su Washington e forse nel Paese. Dopo tutto, ha rivelato come, in "più di una decina di sentenze riservate", un tribunale segreto FISA, che sorveglia lo stato di sorveglianza americano, "ha creato un corpo segreto di diritto" dando all'NSA nuovi poteri illimitati.

Ecco il punto che avrebbe dovuto far uscire dalla propria pelle gli americani (i corsivi sono da me aggiunti): "Il Tribunale di sorveglianza di intelligenza straniera di 11 membri, conosciuto come il Tribunale FISA, una volta era per lo più incentrato sulla approvazione caso per caso degli ordini intercettazioni. Ma da quando grandi cambiamenti nella legislazione e maggiore controllo giudiziario delle operazioni di intelligence sono stati istituiti sei anni fa, è silenziosamente diventato quasi una Corte Suprema parallela, che funge da arbitro ultimo in materia di sorveglianza e rilascia pareri che molto probabilmente modellano le pratiche di intelligence per gli anni a venire, dicono i funzionari".

Nella maggior parte dei momenti della storia americana, la rivelazione di un tale tribunale segreto, che non rifiuta mai le richieste del governo, che sta legiferando "quasi" a livello della Corte Suprema avrebbe sicuramente provocato una levata di scudi in Congresso e altrove. Invece, non ce n'è stata nessuna, un segno o di quanto potente e intimidatorio il mondo segreto è diventato o di quanto Congresso e il resto del Washington ne sono già stati assorbiti.

Non meno sorprendente - e di nuovo, sappiamo così poco che è necessario leggere tra le righe - Lichtblau indica che più di sei funzionari della sicurezza nazionale "attuali ed ex," forse disturbati dalla potenza in espansione della corte FISA, hanno discusso le sua sentenze riservate "in condizioni di anonimato". Presumibilmente, almeno uno di loro (o qualcun altro) gli ha fatto trapelare le informazioni riservate su quel tribunale.

Abbastanza appropriatamente, Lichtblau ha scritto un pezzo straordinariamente anonimo. Dato che le fonti non hanno più alcuna garanzia che telefono ed e-mail non siano o saranno monitorati, non abbiamo idea di come queste figure indistinte si sono messe in contatto con lui o viceversa. Tutto quello che sappiamo è che, anche quando accende una luce potente nell'oscurità dell'universo della sorveglianza, il giornalismo americano si trova ora a doversi immergere così nell'ombra.

Quello che ci dicono sia l'incidente di Morales che l'articolo di Lichtblau, e ciò di cui che abbiamo a mala pena appreso, è come il nostro mondo Americano sta cambiando. Negli anni della guerra fredda, di fronte a un mondo MAD, entrambe le superpotenze si avventurarono "nell'ombra" per condurre fuori la loro lotta globale. Come in tante guerre, prima o poi i metodi utilizzati in terre lontane sono venuti a perseguitarci a casa. Nel ventunesimo secolo, senza che si veda un'altra grande potenza, la superpotenza rimasta ha fatto proprie quelle "ombre". Appena al di là del nostro sguardo, ha cominciato ricreando la sua famosa tripartita, il governo di controlli e contrappesi, ormai vecchio di oltre due secoli, in una nuova forma. Lì, in quelle ombre, il potere esecutivo, giudiziario e legislativo hanno cominciato a fondersi in un governo ombra unicamerale, parte di una nuova architettura di controllo che non ha nulla a che fare con "del popolo, dal popolo, per il popolo".

Tale governo ombra ponendo la sua fiducia nei tribunali segreti e nella sorveglianza in vasta scala delle popolazioni, inclusa la propria, pur perseguendo i suoi desideri segreti globalmente era proprio quel genere di cose che i padri fondatori del paese temevano. Alla fine, poco importa sotto quale etichetta - incluse "salvezza" americana e "sicurezza" - un tale potere di governo sia costruito, prima o poi, l'architettura determinerà gli atti, e diventerà più tirannica in casa e più estrema all'estero. Benvenuto nel mondo della singola superpotenza canaglia, e ringrazia la tua buona stella che Edward Snowden ha fatto le scelte che ha fatto.

È inquietante che alcuni aspetti dei governi totalitari le cui cadute sono state contate nel XX secolo vengano ora ricreati in quelle ombre. Lì, una bestia sempre più "totalistica" anche se non ancora totalitaria, arriva alla fine la sua ora, si snoda verso Washington per essere nata, mentre coloro che si sono preoccupati di gettare un po' di luce sul nascente processo sono in galera o sono perseguitati per tutto questo pianeta.

Noi ora abbiamo sperimentato la teoria della deterrenza nei due secoli. Una volta era stata esercitata per fermare la distruzione totale del pianeta, l'altra volta - e dicono che se la prima volta è tragedia, la seconda è farsa - per scoraggiare un piccolo numero di informatori dal rivelare le interiora del nostro nuovo stato di sicurezza globale. Siamo arrivati ​​abbastanza vicino alla tragedia totale una volta. Se solo potessimo essere certi che la seconda volta sarà davvero una farsa totale, ma al momento, per quanto ne so, nessuno ride.

L'articolo originale in inglese:
Tomgram: Engelhardt, Can Edward Snowden Be Deterred?