giovedì 6 giugno 2013

La relatività del Partito Pirata

5 giugno 2013
"E' tempo di esplorare un nuovo tipo di relazioni tra superpotenze", ha detto il nuovo presidente cinese Xi Jinping al consigliere per la sicurezza nazionale di Obama la settimana scorsa, nell'incontro per la preparazione del meeting che si terrà tra i due super presidenti venerdì prossimo in California.

Se da un lato sembra facile interpretare l'evoluzione dei forti legami esistenti tra l'Europa e gli Stati Uniti, così come quelli dell'Europa orientale e dell'ex Unione Sovietica, quale conseguenza delle contrapposizioni degli stati prima e dopo la caduta del muro di Berlino, c'è qualcosa di inafferrabile quando con questa stessa prospettiva guardiamo al rapporto che si è creato tra Stati Uniti e Cina.

Queste due superpotenze, o macro economie, appaiono ormai indissolubilmente interdipendenti tra di loro.

La settimana scorsa per citare solo l'ultimo dei caso di rilievo, la cinese Shanghui International Holdings Ltd. si è accordata per comprare per 4,7 miliardi di dollari il più grande produttore del mondo del settore suino, l'americana Smithfield Foods Inc.

La simbiosi tra Cina e Stati Uniti va ben oltre il 25% delle esportazioni Cinesi verso gli Stati Uniti o il possesso da parte dei cinesi dell'8% del gigantesco debito pubblico americano.

O l'interesse ad accordi come il controverso TPP (Trans Pacific Partnership), un trattato quasi segreto di 12 paesi che si affacciano sul Pacifico tra cui Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone, Messico e Perù al quale la Cina ha ventilato la possibilità di aderire.

Usando la prospettiva geopolitica per inquadrare il Partito Pirata, ci troveremo con quella stessa sensazione di smarrimento, con i punti di riferimento sui quali basarci che appaiono deboli e sfuggenti.

Il Partito Pirata nasce quasi dal giorno alla notte in Europa, precisamente in Svezia, nazione la cui ultima guerra a cui ha partecipato è stata 200 anni fa nel 1814, e che da allora è sempre stata pacifica, non partecipando né alla prima né alla seconda guerra mondiale.

Un movimento che contagia velocemente il mondo. Alcuni casi sono eclatanti, tra questi ad esempio la Germania, tanto da spingere molti commentatori a indicare tout cour il Partito Pirata come "tedesco". Quando ci convinciamo che sia un movimento eurocentrico, scopriamo che in Brasile piuttosto che in Canada ci sono delle spinte fortissime, per poi ritrovarle in Tunisia, Repubblica Ceca, e nuovi focolai Pirata si accendono in tutti i continenti ogni giorno. A volte velocissimi e inafferrabili.

E gli strumenti che usiamo per definire la politica risultano inadatti a prenderne la misura.

Un pò quello che è successo nella prima metà del XX secolo con il passaggio dalla meccanica classica a quella quantistica.
Quella capacità di Newton di spiegarci l'esperienza quotidiana della mela che cade, è entrata in crisi per l'inconsistenza e l'impossibilità di rappresentare la nuova realtà sperimentale, in particolare della luce e dell'elettrone.
La meccanica classica non è diventata obsoleta o inutile, è diventata semplicemente limitata, insufficiente.
Inadatta a capire e accompagnare il nuovo mondo che si presentava inesorabilmente agli occhi dell'umanità.
Il mondo tecnologico, elettronico, digitale come lo conosciamo oggi, senza la meccanica quantistica semplicemente non potrebbe esistere.

Oggi, in un mondo globalmente connesso, i confini tradizionali del territorio e giurisdizionali hanno perso la loro capacità esclusiva di governare e strutturare le relazioni internazionali.
I mandati dei politici e dei legislatori, sanciti dalla leggi e costituzioni e legittimati da elezioni democratiche, faticano ad assolvere il loro compito, non solo per inettitudine e indolenza dei politici, ma perché si riferiscono a territori, gli stati nazione, all'interno dei quali non è più possibile confinare anche le più semplici dinamiche della realtà quotidiana.

E' invece proprio questo mondo digitale connesso si globalmente, ma a dimensione e vantaggio del singolo cittadino, il paradigma nel quale operano i Pirati.

All'inizio del secolo scorso lo status quo degli esperti formatisi con le certezze della meccanica classica, guardavano un pò con sufficienza e un pò con scetticismo la possibilità di un mondo così diverso.
La transizione tra l'elettromagnetismo classico e le teoria relativistica non avvenne infatti istantaneamente perché da molte parti vi fu una difesa delle vecchie concezioni che venivano aggiustate ad hoc per tenere conto delle nuove evidenze sperimentali. Solamente quando le incongruenze divennero insostenibili e quando molti scienziati trovarono più convincenti (e quindi preferibili) le nuove idee di Einstein, queste ultime si imposero, determinando appunto il cambio di paradigma.

Allo stesso modo oggi vediamo nei commentatori politici atteggiamenti misti di confusione, incredulità fastidio e anche paura rispetto alla particolarità dei temi e delle soluzioni proposte dai Pirati, lontane dalle linee ideologiche della dottrina ufficiale.
Allora i dubbi erano su come fosse possibile che un atomo potesse sprigionare una energia così grande, o sull'utilità di controllare gli elettroni.
Oggi i dubbi sono se sia possibile che i cittadini attraverso la rete possano esercitare direttamente le scelte democratiche meglio della democrazia rappresentativa, e se il tema della libera diffusione della cultura e della conoscenza meriti questa centralità.

Governi, presidenti e super presidenti, nella frenesia di mantenere il potere che gli deriva dai confini del territorio, approvano leggi nazionali e si impegnano per ratificare accordi internazionali nel vano tentativo di ripristinare un controllo dall'alto verso il basso, troppo spesso contro gli interessi dei cittadini e quindi contro i principi democratici.
Ma tutto questo diventa ogni giorno più insostenibile.
E i Pirati questo lo hanno già capito.

Mauro Pirata