mercoledì 5 giugno 2013

Come i Pirati hanno guidato la lotta per i liberi mercati e lo scambio aperto


Di Jean-Philippe Vergn, su bloomberg.com
29 mag 2013

Kim Dotcom, accusato di essere un pirata on-line che ha fondato il servizio di cloud-storage Megaupload.com, recentemente ha fatto una sorprendente dichiarazione al quotidiano The Guardian: "Io rispetto i copyright. Quello che non rispetto è l'estremismo del copyright. E quello che non rispetto è un modello di business che incoraggia la pirateria".
Prima di tacciare questi suoi commenti come detti in malafede, bisogna considerare che i pirati sono stati a lungo convinti sostenitori del libero mercato, combattendo i monopoli e altre restrizioni in materia di commercio.
L'aumento della pirateria coincide con la rivoluzione del commercio internazionale. Nel 1498, Vasco da Gama salpò dal Portogallo da Capo di Buona Speranza e aprì la strada per le Indie Orientali. Nel corso dei successivi 15 anni, il Portogallo inviò armate alle Indie per eliminare la concorrenza dei mercanti musulmani.
Questo ha segnato l'inizio di una nuova forma di organizzazione economica: la creazione di monopoli commerciali da parte degli Stati europei. La corona portoghese voleva capitalizzare le nuove opportunità commerciali che erano state aperte da Vasco da Gama. Per fare questo, concesse un cartello reale a Carreira da India, un'organizzazione commerciale, dandogli il diritto esclusivo di importare le spezie in Europa.
Monopoli di Stato
All'inizio del 17° secolo, altre potenze Europee fecero a gara per istituire monopoli con il supporto delle compagnie indiane. Questo è il modo con il quale, nel 1602, le Province Unite garantirono alla Compagnia delle Indie orientali olandesi un monopolio di 21 anni sul commercio a est del Capo di Buona Speranza.
Ciò portò alla rovina di commercianti ben affermati e innescò due reazioni: alcune aziende si opposero ai monopoli stabilendo un percorso di commercio illegale parallelo, altri cercarono di prendere in consegna, con la forza, le aree controllate dai monopoli.
Gli Stati considerarono pirateria entrambe queste attività. Ad esempio, le organizzazioni dei pirati esistenti nel tardo 17° e all'inizio del 18° secolo fornivano schiavi all'isola di Manhattan, aggirando la Reale Società Africana, che ne deteneva il monopolio del commercio. Lo storico Marcus Rediker stima che, all'inizio del 18° secolo,  attacchi  incessanti dei piratI portarono ad una crisi dell'Impero britannico e minacciarono la stabilità del commercio internazionale.
Ammettiamolo, i pirati del mare non erano motivati ​​da una qualche nobile idea sul libero mercato. Piuttosto, erano mercanti indipendenti che erano diventati fuorilegge a seguito delle pratiche monopolistiche degli stati Europei. E molti si rivolsero alla violenza dopo essere stati privati ​​del loro diritto di commerciare.
Nel suo trattato "Il Mare libero", il giurista del 17° secolo Ugo Grozio scrisse che le acque e la navigazione sono "libere" perché il mare è un bene pubblico che non appartiene a nessuno. I sovrani Iberici e Inglesi, tuttavia, sostennero di potersi appropriare delle parti di un oceano che collegavano i loro territori.
Il punto di vista di Grozio alla fine ha vinto. Si è raggiunta la libertà del mare aperto - attualmente più del 50 per cento di tutte le superfici d'acqua sulla Terra - attraverso una serie di trattati, a cominciare dalla Dichiarazione di Parigi del 1856, che ha anche abolito le azioni corsare. Come ha detto lo storico Anne Perotin-Dumon, per eliminare la pirateria, "si è dovuto abbandonare completamente il monopolio del commercio".
Per molti aspetti, la battaglia per la libertà dei mari a metà del 19° secolo ha fatto eco il dibattito sulla libertà delle onde radio, all'inizio del 20° secolo.
La concessione della BBC
Nel 1920, il governo britannico ha emesso una concessione reale che garantiva il monopolio alla BBC (British Broadcasting Corporation) - lo stesso tipo di concessione che aveva dato alla Compagnia Inglese delle Indie Orientali più di 300 anni prima. Questo ha permesso al governo di appropriarsi delle onde radio, e di evitare la libera trasmissione delle radio.
Poco dopo, però, Leonard Plugge ha istituito l'International Broadcasting Co. e ha cominciato a comprare tempo di trasmissione da stazioni radio pirata su piattaforme off-shore fuori dalle acque territoriali. Plugge contestava sia il monopolio della BBC che il principio di fondo che la sovranità britannica si estendesse anche alle onde radio. Anche lui fu considerato un pirata.
Sopraffatto dal fenomeno, il governo britannico pose fine al monopolio della BBC nel 1967, liberando sia le trasmissioni radio che le onde radio". A partire dal 1967, la BBC è diventata una fra i tanti," scrisse lo storico Adrian Johns. "L'ironia è che da allora è venuta a mancare la voce critica e scettica".

Allo stesso modo, man mano che le tecnologie di telecomunicazione sono migliorate, le imprese con una posizione dominante, come ad esempio AT&T Inc. (T) , sono diventate sempre più interessate ad espandere il loro controllo nel cyberspazio. Molti pensano che AT&T abbia controllato il primo monopolio nella storia del cyberspazio, e intorno al 1970, era il bersaglio preferito dei "phone phreaks" che illegalmente hackeravano le comunicazioni telefoniche.
Le storie interconnesse del capitalismo e della pirateria gettano nuova luce sulle tensioni economiche che oggi circondano la regolamentazione di Internet. Molti dei pirati di oggi si oppongono ai monopoli in tutte le forme, dalle posizioni dominanti in settori emergenti, come ad esempio l'ottimizzazione della ricerca on-line, all' "estremismo del copyright" nelle industrie culturali e dei media.
Gli attivisti che si identificano con organizzazioni come Wikileaks e Anonymous chiedono "un Internet libero e aperto", partendo dalla premessa che "l'informazione vuole essere libera".
Sfidando le regole in molti settori, i Pirati hanno dimostrato che svolgono un ruolo chiave nell'evoluzione delle società capitalistiche.
Il successo a volte trasforma le imprese pirata in operatori dominanti. Un phone phreak che disprezzava le pratiche monopolistiche dell'AT&T quando era un adolescente ha notoriamente giurato, 30 anni dopo, che avrebbe difeso il suo software proprietario e scatenato una "guerra termonucleare" contro un'alternativa open-source chiamata Android. Il suo nome era Steve Jobs.

(Jean-Philippe Vergne è un assistente professore di strategia presso Ivey Business School della Western University in Canada. Questo saggio è tratto dal suo libro scritto insieme a R. Durand, "L'Organizzazione dei Pirati: Lezioni dal margine del capitalismo" I pareri espressi sono suoi).
Per contattare l'autore di questo post: Jean-Philippe Vergne a https://twitter.com/PirateOrg o pirateorganization@gmail.com

l'articolo originale su bloomberg:
How Pirates Led Struggle for Free Markets and Open Trade