venerdì 24 maggio 2013

Ridere o piangere per l'articolo di Le Figaro sul Partito Pirata?

Come definire l'articolo di oggi su Le Figaro che cerca di spiegare il Partito Pirata: sconcertante? Desolante? Ridicolo? Veramente non lo so, lascio a voi decidere.

Le Figaro Magazine, 24 Maggio 2013
Un partito liberal-libertario all'assalto dei giovani

Chiamato il Partito Pirata, il micro-movimento di idee liberal-libertarie raccoglie le voci della generazione digitale. La loro priorità è quella di accedere gratuitamente su Internet a tutto quello che vogliono.

Immergersi nel mondo dei pirati, è un po' come parlare di politica con il vostro figlioccio grande che non avete visto dalla sua prima comunione: in un primo momento non si capisce niente, e quando poi si capisce, vi mette paura.

In primo luogo, perché questo piccolo partito, che raccoglie voti dalle elezioni dello scorso anno, ha in cima all'ordine del giorno argomenti dei quali non sapevi neanche da lontano che fossero importanti, ma, ovviamente, sono la priorità assoluta di un'intera generazione: in primo luogo, ad ascoltare e guardare liberamente (leggi: gratuito) su Internet tutto ciò che vogliono. "Quello che vogliamo è di legalizzare la condivisione dei file tra i cittadini quando non sono fatti a scopo di lucro", spiega Maxime Rouquet, un simpatico  ingegnere informatico, 27 anni, ex co-presidente del movimento e oggi uno dei suoi leader per l'Ile-de-France.

Attenzione: i Pirati - un nome scelto per provocazione nel 2005 dal creatore del movimento, uno svedese, per mostrare come fosse, secondo lui, ridicolo trattarli come criminali - non sono contro gli artisti. "Noi non rubiamo, noi copiamo, noi condividiamo", ha detto Maxime. Vorrebbero anche essere i loro migliori alleati ... Perché i pirati combattono "un oligopolio, il sistema in cui alcuni soggetti controllano tutta la distribuzione della cultura" e si fanno pagare profumatamente questa mediazione a spese degli artisti. "La nostra lotta è simile a quella delle radio libere nei primi anni '80", dice il giovane.
Solo che i pirati non si fermano davanti alla morte - ormai prevista - dell'Hadopi. Applicano la loro logica liberal-libertaria a tutta la società. Essi sono, per esempio, contro i brevetti. "Crediamo che i brevetti non abbiano motivo di esistere, soffocano costantemente l'innovazione e la diffusione delle nuove conoscenze", si legge nel loro programma. Questo è vero anche per i brevetti sui farmaci "è una tassa sulla vita" a beneficio dei pazienti nei paesi ricchi. Logicamente, il Partito Pirata è anche contrario a qualsiasi forma di censura su Internet, come i blocchi amministrativi dei siti che diffondono materiale pedopornografico. "La nostra posizione è: nessuna chiusura del sito, senza un ordine del tribunale", spiega Maxime, perchè si tratta semplicemente di "portare i diritti umani in ambito digitale."
"E 'vietato vietare", versione digitale

Ma il ragionamento dei Pirati va oltre: "La censura non è la risposta," glissa il giovane, consapevole di muoversi in un campo minato: "Cerchiamo di essere chiari: siamo contro la pedopornografia, ma noi crediamo che più mettiamo divieti in rete, più queste reti diventano nascoste, sofisticate e difficili da smantellare". Lo stesso vale naturalmente per siti web neonazisti, jihadisti, e altre guide on-line per gli apprendisti terroristi. In breve, è un po il vecchio slogan dei sessantottini "è vietato vietare" riveduto e corretto in salsa digitale.

Il programma del Partito Pirata è il seguente: una lunga lista di "diritti fondamentali" e di rivendicazioni che chi ha più di 20 anni non può capire. La loro priorità? "Il diritto di anonimato e pseudonimo". Ci sono anche delle lamentele misteriose come "smettere di limitare l'interoperabilità" ... Ma i pirati hanno anche una campagna per "ripristinare l'indipendenza della magistratura", con la rimozione del ministro della giustizia e la "presenza obbligatorio davanti a un giudice per essere sottoposti alla custodia". E comunque, è inutile cercare un accenno all'economia, al sociale e sulla residenza.

Né a destra né a sinistra, vicino al movimento verde

In Francia, il Partito Pirata è iper confidente. Alle legislative del 2012, ha presentato un centinaio di candidati che hanno ottenuto un po' più di 30.000 voti. Ma nelle parlamentari di Val-de-Marne a dicembre il suo candidato ha raggiunto quasi il 3%, tre volte il punteggio di giugno 2012. Per questo lo strano movimento, ufficialmente né di destra né di sinistra, ma molto vicino al movimento verde, potrebbe capitalizzare la crescente sfiducia dei giovani nei confronti dei partiti tradizionali. Ben consolidata in Nord Europa (che ha dei ministri eletti al Parlamento svedese), ha due deputati che, l'anno scorso, hanno fatto di tutto per affossare un trattato anti-europeo.

Un parti libéral-libertaire à l'assaut des jeunes